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Il Diritto alla Salute passa attraverso la Gestione del Rischio, anche per la Legge.

Con 255 voti favorevoli, 113 contrari e 22 astenuti, il Disegno di Legge Gelli è diventato Legge il 28 febbraio 2017 col titolo di “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.

Si tratta di un testo che era atteso da decenni e che cambierà sensibilmente l’approccio alla Sanità nel nostro paese da parte di tutti i soggetti che a diverso titolo sono coinvolti dal provvedimento legislativo: strutture sanitarie, pubbliche e private, medici e pazienti, avvocati e magistrati.

L’obiettivo dichiarato è quello di rispondere principalmente a due problematiche: la mole del contenzioso medico-legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva, che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla Sanità.

La Legge ha posto quale cardine di tutta la norma un concetto che è frutto inevitabile dei molti cambiamenti degli ultimi decenni (siano essi di carattere tecnico-scientifico o economico, normativo o giurisprudenziale) e che è ravvisabile nello stesso titolo della legge cioè nella sicurezza delle cure e della persona assistita. L’art. 1. dispone che “La sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute”, vale a dire è parte integrante del Diritto alla Salute così come previsto dall’art. 32 della Costituzione, e deve essere perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività mediante tutte le attività finalizzate alla prevenzione e gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e mediante l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative.

Le implicazioni di questo primo articolo sono inimmaginabili: non si tratta solo di una enunciazione di principi ma di un programma vero e proprio che andrà a rivoluzionare lo stesso assetto delle strutture sanitarie, pubbliche e private, alle quali viene imposto di mettere in atto attività di prevenzione del rischio sanitario e di dimostrare in che modo esse siano messe in atto. Nello specifico, l’articolato di Legge identifica alcune soluzioni volte a garantire il monitoraggio degli interventi migliorativi che saranno adottati, come ad esempio la pubblicazione web della relazione annuale degli eventi avversi, delle cause e degli interventi.

Decisiva diventa quindi la compartecipazione ai temi della gestione del rischio connesso alle prestazioni sanitarie e alla sicurezza delle cure da parte di tutti gli operatori, dai vertici aziendali ai professionisti front-line, ciascuno in base alle proprie funzioni e responsabilità. E tutti saranno chiamati, volenti o nolenti, a documentarsi e a crederci con convinzione.

Si tratta in verità di argomenti già noti e trattati da lungo tempo (il primo rapporto sull’importanza della sicurezza delle cure “To Err is Human” è stato pubblicato nel 1999 dall’Institute of Medicine) ma che ancora stentano a entrare nei nostri comportamenti di ‘addetti ai lavori’ per vari ordini di motivi culturali, economici e, almeno fino ad oggi, politici.

I metodi per migliorare la sicurezza delle cure ci sono però, e sono riconosciuti a livello internazionale, sono efficaci e sono anche attuabili in modo relativamente semplice.

A questo punto, per dirla con Goethe, “è stato scritto tutto, bisogna solo imparare a leggere”.

Articolo a cura di: Fidelia Cascini

Per approfondimenti contatta: f.cascini@studioeris.it