I sei ciechi e l’elefante

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I sei ciechi e l’elefante

Per una efficace gestione del rischio clinico è indispensabile una visione d’insieme della rischiosità della struttura sanitaria, ottenibile solo attingendo a molteplici fonti informative.

E’ questo secondo il Dr. Kaveh Shojani [1], Direttore del Centre for Patient Safety dell’Università di Toronto, l’insegnamento che può essere tratto – almeno nell’ambito delle organizzazioni sanitarie – dell’antichissima parabola indiana dei sei ciechi e l’elefante.

Il racconto narra di sei uomini ciechi a cui fu chiesto di descrivere un elefante, dopo aver fatto toccare ad ognuno di essi soltanto una parte dell’animale. L’elefante fu paragonato a un ventaglio da chi aveva toccato le orecchie, ad una lancia da chi aveva toccato le zanne, ad una fune da chi aveva toccato la coda, ad un serpente da chi aveva toccato la proboscide, ad un muro da chi aveva toccato il fianco e ad un tronco da chi aveva toccato la zampa. Sebbene ognuno di loro dicesse la verità, nessuno dei sei uomini ciechi avrebbe potuto avere una visione realistica e completa dell’animale. L’immagine della sicurezza del paziente, così come quella dell’elefante, non può che derivare, a giudizio dell’Autore, da un utilizzo sinergico di più strumenti di indagine del rischio e dall’integrazione di dati desumibili da fonti diverse.

Il racconto dei sei ciechi e dell’elefante è stato citato anche nelle Linee di indirizzo emanate lo scorso dicembre dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, a proposito dell’applicazione dell’art. 2, c. 5, della legge 8 marzo 2017, n. 24, Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.

Secondo il dettato del Legislatore, lo si ricorda, le strutture pubbliche e private che erogano prestazioni sanitarie sono tenute a predisporre una relazione annuale consuntiva sugli eventi avversi verificatisi all’interno della struttura, sulle cause che hanno prodotto l’evento avverso e sulle conseguenti iniziative messe in atto, relazione che deve essere resa pubblica nel sito internet della struttura sanitaria.

Obiettivo delle Linee di Indirizzo è definire un fronte di azione comune per ottemperare alla suddetta disposizione, individuando “un set minimo di fonti sulla sicurezza, come nucleo informativo essenziale, che ogni organizzazione sanitaria di ogni Regione/Provincia dovrebbe presidiare”.

Nel documento sono elencate le principali fonti informative da utilizzare:  incident reporting, dispositivovigilanza, farmacovigilanza, emovigilanza, sinistri, reclami/suggerimenti dei cittadini relativi al rischio clinico, sistemi di monitoraggio dell’applicazione di pratiche per la sicurezza e Raccomandazioni Ministeriali, analisi di cartelle cliniche, audit Clinici, database tematici, analisi di singoli incidenti, visite per la Sicurezza, osservazione diretta, flussi informativi di dati clinici, banche dati amministrative.

Gli estensori del lavoro hanno sottolineato, in proposito, l’importanza di utilizzare gli strumenti per la gestione del rischio clinico non tanto per la quantificazione degli eventi, ma per la valutazione qualitativa dei fenomeni, finalizzata alla valutazione del rischio, all’individuazione di eventuali criticità, all’attuazione di azioni di miglioramento e all’accrescimento dei livelli di sicurezza.

In particolare la Commissione Salute, richiamando le migliori evidenze scientifiche sul tema, ha incoraggiato le strutture sanitarie a servirsi del maggior numero di strumenti informativi, al fine di avere una visione il più possibile completa e affidabile dei fattori che possono rappresentare una minaccia per la sicurezza del paziente e delle cure.

La gestione del rischio clinico nelle strutture sanitarie non è più, dunque, solo un obiettivo auspicabile, ma una prescrizione del Legislatore, che richiede, peraltro, di documentare pubblicamente le azioni intraprese a riguardo.

Noi di Eris abbiamo elaborato un progetto di Screening della rischiosità sanitaria di struttura, con indagini distribuite sul territorio a livello regionale al fine di ottemperare agli obblighi legislativi previsti nella legge n. 24/2017.

Mediante interpretazione ed aggregazione di dati ottenuti adoperando diverse fonti informative, Eris contribuisce a elaborare una rappresentazione completa e affidabile dell’ “Elefante della Sicurezza del Paziente”. E’ questo il punto di partenza per la promozione di efficaci interventi correttivi della rischiosità specifica della struttura sanitaria e per la prevenzione ottimale di eventuali eventi avversi.

Eris inoltre fornisce una consulenza continuativa volta all’accertamento e alla valutazione del rischio mediante l’uso sinergico di molteplici strumenti come sistemi di reporting, interviste strutturate ai principali stakeholders interni, revisione periodica delle cartelle cliniche, briefing sulla sicurezza.

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Articolo a cura di Ilaria Scafetta

 

[1] Shojania KG. The elephant of patient safety: what you see depends on how you look. Jt Comm J Qual Patient Saf. 2010 Sep;36(9):399-401.